Lettere di Santa Maria Domenica Mazzarello, confondatrice delle Figlie di Maria Ausiliatrice
L11 Al direttore della casa di Mornese don G.B. Lemoyne
Mornese, 24 dicembre 1877
Viva Gesù Bambino!
IlMio Rev.do e buon Padre,(1)
1. Permetta che ai tanti auguri che ella riceve in questi sì bei giorni, io unisca anche i miei, mal espressi ma sinceri e fatti proprio con tutto il cuore. Le auguro che, coll'aiuto del Signore, faccia di tutte le Figlie di Maria Ausiliatrice, presenti e future, tante Sante, e dopo averne santificate parecchie migliaia, le vada a dirigere lassù in Paradiso. Certo dovrà faticar molto, ma il buon Gesù la consolerà, le darà forza, ogni giorno io lo prego per ottener questa grazia, ed in questa notte, domani voglio supplicarlo tanto che mi esaudirà, benedicendo Lei, o mio buon Padre, concedendole tutti quegli aiuti che abbisogna.
2. Da parte mia le prometto, con l'aiuto del buon Gesù, di fare tutto il possibile per aiutarlo e alleggerirle la fatica. Lei, o Rev. Padre, non mi risparmi in nulla, mi adoperi come crede, mi avverta senza nessun riguardo, insomma mi tratti come un Padre tratta la sua figlia primogenita.(2) Ciò che più di tutto le raccomando si è di pregare per me, ne ho tanto bisogno!... Se io darò sempre buon esempio alle mie sorelle, le cose andran sempre bene, se io amerò Gesù con tutto il cuore saprò anche farlo amare dalle altre; preghi dunque tanto Gesù Bambino per me, specialmente in questa notte fortunata, gli dica una di quelle paroline che ottengono tutto.
3. Vorrei dirle ancora tante cose, ma che vuole? il cuore è pieno, ma le mani non sanno scriverle.(3) Lei che è tanto buon Padre, interpreti tutto, ed accetti i miei auguri. Abbia la bontà di darmi la sua paterna benedizione, mentre baciandole con rispetto la sacra mano, oso dirmi
Di Lei Rev.do buon Padre
Umilis.ma figlia in G.[esù]
la povera suor Maria Mazzarello
Note
1. Don Giovanni Battista Lemoyne (1839-1916) era giunto a Mornese, in qualità di direttore spirituale, il 25 ottobre 1877 in sostituzione di don Costamagna partito per le missioni. Fu direttore delle FMA anche a Nizza Monferrato fino al 1883. In seguito don Bosco lo richiamò a Torino come segretario del consiglio superiore e redattore del Bollettino salesiano. Fino alla morte si occupò a tempo pieno a raccogliere, ordinare e tramandare le «memorie» del Fondatore.
2. L'espressione è indice non soltanto di un equilibrato senso di dipendenza filiale, ma anche della consapevolezza della sua responsabilità formativa e del suo sincero impegno di conversione.
3. Si può dunque dedurre che la lettera sia autografa, tanto più che venne trascritta dal Maccono durante la revisione della seconda edizione della biografia di madre Mazzarello con una postilla: «Questa lettera è tutta scritta da madre Mazzarello» (cf la ristampa postuma: MACCONO, Santa Maria D. Mazzarello I 414). La Cronistoria dattilo- scritta inedita dell'Istituto la riporta con una nota a piè pagina: «L'originale si conserva presso l'ASC». Purtroppo non fu possibile reperire e consultare l'autografo presso tale Archivio.
L12 Al signor Francesco Bosco
Mornese, 17 aprile 1878
Stim.mo Signore,(1)
1. E' da molto tempo che non ebbe più notizie delle sue figlie, e mi immagino che le desidererà, perciò mi faccio un dovere di dargliene.(2)
2. Maria stette otto o dieci giorni a letto, ora sta meglio, ma stenta un po' a rimettersi, non [ha] appetito, è sempre un po' malaticcia insomma. Eulalia, or son qualche settimana, ebbe una risipola, ma ora sta meglio, ma non ancora bene. Sono però tutte e due alzate e continuano i loro studi ed i loro lavori. Clementina sta bene ed è allegra, lavora e studia.
3. Stia tranquillo che ne abbiamo tutta la cura possibile sia nel cibo che nel curarle.(3) Esse si uniscono a me per augurargli, come pure a sua moglie, buone feste Pasquali, e tutte le più elette benedizioni del Signore.
Mi creda intanto nel Cuor di Gesù, sua
Umil.ma serva
Suor Maria Mazzarello
Sup.[erio]ra delle figlie di Maria A.
Note
1. Cf L10 indirizzata allo stesso destinatario.
2. La superiora suor Maria Mazzarello, come prescriveva il Programma della scuola, doveva tenere periodici contatti con le famiglie delle alunne per informarle della salute, della condotta e del profitto scolastico delle figlie. Lo scambio di notizie contribuiva a rafforzare la fiducia e la sicurezza dei genitori nei confronti delle educatrici.
3. L'espressione, di forte pregnanza umana e pedagogica, è una di quelle che connotano meglio la disponibilità di Maria Mazzarello e delle prime FMA nei riguardi dell'educazione integrale delle ragazze. Il «prendersi cura» evoca un atteggiamento globale che richiede dedizione, rispetto, saggezza e instancabile presenza d'amore a chi è stato affidato all'educatrice.
L13 Alla ragazza Maria Bosco
Mornese, 23 maggio 1878
Viva Maria!
Carissima Maria,(1)
1. Oh! quanto m'ha fatto piacere la tua letterina! Sia ringraziata la Madonna che ti ridona la sanità…! E' proprio una buona madre la Madonna, n'è vero? Continua a pregarla di cuore, specialmente in questi bei giorni, noi pure la pregheremo per te, e spero che ti farà la grazia di presto ritornare nel nido di Mornese. Eulalia e Clementina stanno tanto bene e sono allegre, dillo ai tuoi genitori neh? Esse ti aspettano e intanto ti vanno ogni giorno a cercare nel Cuor di Gesù, attenta a lasciarti trovare là entro. Tutte le educande ti gridano un: Viva Maria! con tutto il cuore; rispondi forte acciò ti possano sentire.
2. Le tue compagne di scuola ti ringraziano della buona memoria che conservi di loro, ti aspettano per risolvere i problemi delle frazioni. Adesso le educande son tutte in faccende per studiare poesie, ecc., per la festa di Maria Ausiliatrice, che non so ancora quando si farà.(2)
3. Conservati sempre buona, sai Maria, sii buona con tutti, coi genitori, colle sorelle e fratelli, da' buon esempio a tutti quei che ti vedono e prega di cuore. E la Santa Comunione la fai? Ricevilo con amore Gesù che ti ama tanto.
4. Fatti coraggio, abbi cura della tua salute, guarisci presto, onde presto possa ritornare con noi. Ancora una raccomandazione ti voglio fare, ed è che stia allegra; se sarai allegra guarirai anche più
presto, coraggio dunque.(3)
5. Fa il piacere di salutarmi tanto i tuoi buoni genitori, che stiano tranquilli che Eulalia e Clementina stanno bene; tutte e due li salutano, ed incaricano te a dir loro un milione di belle cose per esse.
6. Suor Enrichetta e suor Emilia ti salutano cordialmente e ti pregano a dir un'Ave Maria per esse e tre per me. Sono a momenti le dieci di sera, dunque buona notte,(4) ti lascio nel Cuor di Gesù, dove sarò sempre la tua
Affez.ma nel Signore
Suor Maria Mazzarello S.[uperiora] G.[enerale]
Note
1. E' la pronipote di don Bosco, già richiamata nelle L10 e L12. Maria nacque il 26 gennaio 1865 e giunse a Mornese come educanda nell' ottobre 1874. Di salute molto gracile, morirà in famiglia il 29 agosto 1881 (cf MAINETTI Giuseppina, Madre Eulalia Bosco, pronipote del Santo. Memorie biografiche, Colle don Bosco [Asti], Istituto salesiano arti grafiche 1952, 16-17).
2. Quell'anno la festa di Maria Ausiliatrice, che abitualmente si celebrava alla fine del mese di maggio, fu posticipata a causa del viaggio della Madre in Francia. La Cronistoria nota che fu celebrata il 19 giugno, dopo un lungo periodo di preparazione nel quale il direttore commentava ogni sera le singole invocazioni delle litanie lauretane (cf ivi II, pag. 322).
3. In questa breve lettera sono presenti in sintesi i valori principali che sostenevano l'impegno educativo della Santa e che erano finalizzati alla formazione di donne cristiane aperte a Dio e agli altri.
4. Non è solo augurio, ma evocazione di un momento caratteristico della giornata «salesiana» che si conclude appunto con un incontro familiare del superiore con la comunità. Don Bosco introdusse la «buona notte» fin dai primi tempi dell'Oratorio di Valdocco per aiutare i giovani a discernere i fatti di ogni giorno interpretandoli in una visione cristiana e per stimolarli alla fedeltà quotidiana nel compimento del proprio dovere.
L14 Al direttore della casa di Mornese don G.B. Lemoyne
Mornese, 17 giugno 1878
Viva S. Giovanni!
Reverendissimo e buon Padre,(1)
1. In questo bel dì ciascuna Suora vorrebbe, se fosse possibile, palesarle i propri sentimenti, dar sfogo al cuore.
2. Noi che, essendo del Capitolo, più di tutte l'avviciniamo epperciò più delle altre conosciamo quanto bene ella faccia alla nostra casa, e quanti sacrifici e pene le costiamo, vorremmo pur dimostrarle in qualche modo la nostra gratitudine e il nostro filiale affetto. Oh, se potesse leggere nel nostro cuore! vedrebbe che non si può dire a parole quel che in esso c'è, e che allorquando le diciamo che le vogliamo bene come al nostro tenero padre, che vorremmo in qualche modo compensarle i sacrifici che dovette fare per noi, queste espressioni sono sincere, partono proprio dal cuore, non sono complimenti, ma una minima parte solo di quel tanto che le vorrebbe dire il cuore.
3. Il nostro più vivo desiderio sarebbe che Ella vivesse felice in questa casa, non vi fosse mai nulla che lo potesse affliggere; ed invece siam noi le prime certe volte a cagionarle dei dispiaceri! Ci perdoni! e creda che ciò avviene per ignoranza, ma la nostra volontà si è di corrispondere pienamente alle amorevoli e paterne sue cure.
4. Voglia il Signore conservarcela per molti e molti anni, e darle la consolazione di vederci tutte sante, e poi un giorno tutte unite a farle corona lassù in Cielo! Ecco l'augurio che di tutto cuore le facciamo, ed in questi giorni le nostre Comunioni saran fatte per ottenere questa grazia e le altre che V.S. desidera, nonché‚ tutte le più elette benedizioni del Cielo.
5. Voglia con la paterna sua bontà accettarli questi nostri auguri sinceri e fervidi sì, ma espressi male.
6. Permetta che le chiediamo un favore, ed è di pregare tanto per noi che possiamo essere di buon esempio a tutta la casa, quindi ci parrucchi(2) senza alcun riguardo ogni volta che scorge esservene bisogno..
7. Ci benedica come un padre benedice le sue figliuole, che tali noi siamo, e permetta che baciandole con rispetto le S.[acre] mani, ci protestiamo
Di Lei, buon Padre
Umil.me figlie in Gesù
le Suore del Capitolo(3)
Suor Maria Mazzarello
Suor Petronilla Mazzarello
Suor Giovanna Ferrettino
Suor Enrichetta Sorbone
Suor Emilia Mosca
Note
1. Il destinatario della lettera non può essere don Bosco, come veniva indicato nella precedente edizione dell'epistolario (cf L 12, in Lettere 1980), ma il direttore locale don Lemoyne. Da un'attenta analisi del contenuto scorgiamo i richiami alla "nostra casa", oppure a "questa casa": dove appunto abitava il direttore locale. L'espressione augurale, "il nostro più vivo desiderio sarebbe che Ella vivesse felice in questa casa", non lascia dubbi nell'individuare l'interlocutore di madre Mazzarello. Il fatto trova pure conferma nella Cronistoria dell'Istituto, là dove si legge: «Il giorno 18 giugno, martedì, tutta la casa è in festa per l'onomastico anticipato del direttore, il quale ha già fatto sapere che per il 24 prossimo, festa di san Giovanni, anch'egli dovrà trovarsi a Torino, e forse anche la madre, per prendere parte alla festa in onore di don Bosco» (ivi II, pag. 322). Si giustifica perciò la data di questa lettera scritta il 17 giugno.
2. Dal dialetto piemontese pruca, oppure fé na pruca, che significa sgridata, rimprovero, lavata di capo. Anche don Bosco usa il termine in varie occasioni. Ad es. nella lettera ai giovani di Mirabello scrive: «Vorrei fare una solenne parrucca... e indica alcuni ragazzi in particolare» (CERIA Eugenio [ed.], Epistolario di S. Giovanni Bosco, I, SEI, Torino 1954, L 382). Anche a don Giovanni Tamietti, direttore della collana di scrittori latini, che tardava a consegnare il materiale per la stampa del primo volume, don Bosco dice: «Avrei bisogno di parruccarti, sgridarti e sollecitarti perché‚ sia terminato quel benedetto lavoro» (ivi II, L 1307).
3. La lettera è firmata da tutti i membri del consiglio generale, detto allora Capitolo: la superiora generale, la vicaria, l'economa e le due assistenti. E' da notare che tale consiglio generale dell'Istituto coincideva, fino al 1890, con il consiglio della casa.
L15 Al direttore generale don Giovanni Cagliero
Mornese, 27 settembre 1878
Viva Gesù!
Mio Rev.do e buon Padre(1)
1. Ho ricevuto ieri sera una lettera da Lu [Monferrato], nella quale suor Orsola(2) mi diceva che la S.V. andò a far loro una visita, e che dimostrandole essa i bisogni di quella casa, le aveva fatto conoscere il bisogno di una suora, almeno per un po' di tempo, e proponeva suor Teresa Laurantoni; e che Lei, buon Padre, non solo l'approvava, ma aveva detto essere proprio quella che avrebbe potuto far meglio.
2. Adesso io le dirò le difficoltà che provo nel mandare a Lu questa suora, se poi Lei mi dirà di mandarla ugualmente, allora io la manderò.
3. Prima di tutto le dirò che suor Teresa non s'intende né‚ di distribuzione di premi, né di esami.(3) E poi ha il cuore che si attacca troppo facilmente ed a Lu succederebbe quel che è successo a Torino. Inoltre ha troppa presenza e vivacità, ed io non mi fiderei di mandarla in una casa dove si deve trattare sempre con persone secolari, senza che avesse una Direttrice che la sorvegliasse bene, e questa non c'è a Lu. D'altra parte mi rincresce anche darle tanta importanza. Creda pure, le figlie giovani si rovinano col dar loro importanza; se invece andremo più adagio, fra qualche anno avremo dei soggetti da poterci fidare di mandarli dovunque e con chicchessia.
4. Mi perdoni se dico questo, le parlo come parlerei ad un padre, e perché‚ prevedo anche che se suor Teresa va a Lu, mi ci vorrà poi di nuovo chissà quanto tempo per metterla a posto, mentre adesso si è fatta ancora assai buona.(4)
5. Ieri sera è andata a casa Emmanuela Bonora.(5) Suo zio le scrisse dall'Oratorio(6) che riguardo a sua sorella Carolina, era tutto aggiustato con D. Cagliero, io non so se si intenda condurla a Nizza per niente. Ad ogni modo io le faccio presente una cosa, ed è che non conviene che accettiamo queste due ragazze per niente (si può dire per niente giacché‚ Em.[manue]la paga solo 10 lire). E' vero che le accettano colla speranza che poi si faran monache, ma son giovani e potrebbe il sangue fare qualche scherzo e uscire fuori una malattia, e noi resteremmo colle mani vuote. Se non pagano, c'è un altro inconveniente, non si provvedono neppure le vestimenta necessarie, quindi non si posson tener pulite, e neppure si può dare alle educande quel cibo che loro si darebbe se tutte pagassero; e cosi non avremo mai vere educande.(7)
6. Questa è solo un'osservazione ch'io le faccio, se però Lei crede bene di accettarla, io son contenta, ma vorrei saperlo da Lei.
7. Abbia la bontà di scrivermi se debbo mandare a Torino Giuseppina Vergniaud a studiar lo spagnolo. Le ho parlato e l'ho trovata disposta ad andare in America e mi pare che dia pure buone speranze di sé. Se andasse adesso a Torino potrebbe poi venire a far la vestizione.(8)
8. La raccomando tanto a Lei perché‚ faccia sì che la tengano bassa; le dico questo perché‚ se nel tempo che questa figlia è stata a Torino non le avessero data tanta importanza, forse a quest'ora avrebbe già fatta la vestizione.(9)
9. Se ha delle postulanti le mandi pure che c'è il posto. Sono venticinque, credo, le postulanti; qualcuna è andata via perché‚ non aveva sanità. Il resto, grazie a Dio, par che vada bene sia di salute che di buona volontà.
10. Le educande aspettano che le venga a condurre a Nizza, verrà n'è vero?
11. Il Sig. Direttore m'incarica di salutarla. Preghi per me che ne ho tanto bisogno specialmente adesso, preghi anche per tutte le sue figlie, voglia fare i miei rispetti a D. Bosco, e mi creda nel Cuor di Gesù, sua
Umil.ma figlia
Suor Maria Mazzarello
Note
1. Don Giovanni Cagliero si trovava a quel tempo a Torino. Era tornato dall'America l'anno precedente in occasione del primo Capitolo generale della Congregazione salesiana. Restò in Italia fino al 1884, anno in cui gli venne affidato il Vicariato apostolico della Patagonia.
2. Suor Orsola Camisassa per la sua prudenza e la sua serena adattabilità venne chiamata, in una successione brevissima di tempo, a dirigere varie comunità.
3. A Lu Monferrato le FMA avevano l'asilo infantile e la scuola elementare. Suor Laurantoni non aveva né‚ competenza né‚ esperienza in merito.
4. La saggia riflessione di madre Mazzarello è fondata sulla conoscenza personale che lei aveva della suora e sulla continuità con cui l'aveva seguita nella sua formazione umana e religiosa.
5. La giovane, allora educanda, diverrà FMA.
6. Si tratta del salesiano don Luigi Nai residente a Torino, presso l'Oratorio di S. Francesco di Sales.
7. Perché‚ l'opera educativa venisse garantita da un minimo di sicurezza economica, le famiglie delle alunne erano tenute a contribuire con una pensione mensile di œ 20. Per le famiglie povere venivano pattuite somme inferiori fino all'accettazione gratuita. In questo caso si tratta di una famiglia di buone condizioni economiche; di qui si spiega la chiarezza della Madre nell'esigere quanto è stabilito dal regolamento.
8. Suor Vergniaud fece la vestizione e la professione nello stesso giorno l'8 dicembre 1878 perché‚ doveva partire per l'Uruguay il 1° gennaio 1879.
9. Riprende il concetto espresso più sopra relativamente alle suore giovani. L'esperienza formativa aveva insegnato a madre Mazzarello l'opportunità di introdurre gradualmente la giovane a compiere un ruolo o ad esercitare un incarico. Occorreva dar fiducia, ma al tempo stesso educare alla sottomissione e all'obbedienza religiosa. Si doveva perciò temporeggiare nell'ammettere al noviziato quando, come in questo caso, la candidata non fosse adeguatamente formata.
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